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Qual è il ruolo del coding nell’apprendimento scolastico? Spesso mi si rivolge questa domanda che mi porta a riflettere sulle caratteristiche di questa metodologia innovativa. Pensare al coding e alla sua introduzione nella didattica consente di offrire ai docenti e agli studenti uno strumento didattico ed educativo dalle generose potenzialità. Relegare il coding alla mera elaborazione di dati o di codici di programmazione porterebbe a sottovalutare una pratica metodologica complessa fermandosi ad una visione superficiale che non tiene conto di quelle funzioni legate allo sviluppo, all’innovazione e alla crescita personale.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica, e in particolare le neuroscienze, hanno condotto studi sull’apprendimento introducendo un nuovo termine warm cognition, cioè “apprendimento caldo”. D. Lucangeli1 afferma che “Di fatto c’è stata una vera e propria rivoluzione negli studi, che ci ha portato a capire che non c’è nessun atto della vita psichica di ciascuno di noi in cui si possano scindere cognizioni ed emozioni”. Le emozioni, che agli inizi dello scorso secolo sembravano non avere alcuna attinenza con la parte cognitiva della persona, giocano un ruolo importante nell’apprendimento affinché sia una buona esperienza. Esse costituiscono l’intelligenza antica del nostro cervello che risponde agli stimoli esterni elaborando un determinato comportamento a seconda se si tratta di una esperienza gradevole o pericolosa. “Le emozioni sono un segnale che il cervello dà all’intero organismo per ciò che riconosce come buono, e quindi da cercare ancora, e ciò che riconosce invece come pericoloso, come un allarme e quindi da fuggire” sostiene D. Lucangeli.

Come si collega tutto questo al coding e alla sua introduzione nell’apprendimento scolastico? Si intuisce. Tutte le volte che si prova paura, giudizio, ansia o inadeguatezza queste emozioni dicono alla nostra persona di stare attenti perché potrebbe esserci qualcosa di nocivo, pericoloso, dannoso; mentre tutte le volte che si prova desiderio, piacere o gioia, esse ci dicono di cercare ancora quella condizione in quanto è un bene per se stessi. Ed ecco fatto! In tutte le occasioni in cui il coding fa capolino nei diversi ambienti di apprendimento il fare scuola o meglio lo stare a scuola diviene una buona e piacevole esperienza di crescita personale.

Una scuola davvero capace di ottenere il meglio da ogni sua funzione e garantire un’esperienza piacevole e il successo formativo, non deve indurre emozioni di ansia, angoscia, paura o noia, ma esattamente le loro antagoniste: curiosità, interesse, sfida cognitiva ottimale, alleanza con il docente e con i pari. L’errore non diviene una condizione di inadeguatezza, di sfiducia in se stessi, di ansia ma una possibilità che può verificarsi mentre si apprende e fa comprendere che ognuno di noi possiede gli strumenti per individuarlo e soprattutto apportare una modifica migliorativa alla scelta attuata. L’errore è insito nel fare, è parte del miglioramento, è necessario per implementare menti divergenti e creative. Questo accade nel coding: il debug permette all’errore di accendere la mente che deve creare, elaborare dati per individuare nuove possibilità risolutive. L’errore si spoglia di negatività per divenire elemento propulsivo di implementazione.

A tal proposito A. Bogliolo 2 offre una visione multiprospettica del coding: “Il concetto chiave del coding è il pensiero computazionale che significa pensare in maniera algoritmica ovvero trovare una soluzione, svilupparla per poi migliorarla”. L’autore sottolinea anche l’importanza del linguaggio di programmazione che favorisce lo sviluppo del pensiero computazionale e permette la comprensione degli aspetti algoritmici della vita quotidiana e di ogni disciplina di studio. In sinergia con A. Bogliolo, J. Wing 3 sostiene che il coding è “Il processo mentale che sta alla base della formulazione dei problemi e delle loro soluzioni, così che le soluzioni siano rappresentate in una forma che può essere implementata in maniera efficace da un elaboratore di informazioni, sia esso umano o artificiale”. Pertanto il coding è per tutti in quanto l’abilità di soluzione dei problemi è indispensabile nella vita!

Quando il coding si trasferisce in contesti digitali diviene più affine alle caratteristiche degli studenti del XXI°sec. Questi ultimi, fruitori indefessi di linguaggi digitali, sono spesso soggiogati dai dispositivi e dalle loro applicazioni. Il coding plugged permette di non essere solo dei fruitori passivi, ma di divenire anche abili e critici creatori di contenuti digitali. Lo stesso B. Obama 4 ha esortato gli studenti americani a non comprare un videogioco o scaricare l’ultima applicazione ma a costruire l’uno o disegnare l’altra. L’avvicinarsi al coding permette agli studenti del nostro tempo di divenire soggetti attivi della tecnologia. I risultati sono immediati! In poco più di un’ora possono creare un piccolo videogioco funzionante, avvincente, sorprendente e complesso in modo che chi lo usi non possa annoiarsi. Così facendo divengono produttori di tecnologia e maturano una maggiore consapevolezza nell’uso del linguaggio digitale e di programmazione.

Il coding plugged, pertanto, deve essere avviato sin dalla scuola dell’infanzia affinchè possa plasmare una forma mentis che permetterà di risolvere problemi complessi senza scoraggiarsi o sentirsi inadeguati dinanzi a soluzioni non ottimali. Ormai il pensiero computazionale, considerato abilità minima di ragionamento algoritmico 5, deve essere sviluppato da chiunque e sin da tenera età indipendentemente dalla propria vocazione o dalla carriera che deciderà di intraprendere. L’assenza di questa abilità minima comporta una forma di anafalbetismo funzionale che limita la capacità di espressione e di realizzazione personale e di cittadinanza attiva.

Autrice: Iolanda Bucci

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1 Professoressa di Psicologia dello sviluppo, presidente dell’Associazione Nazionale per gli Insegnanti Specializzati (CNIS), Presidente di Mind4Children, spin-off dell’Università di Padova, membro dell’International Accademy for Research in Learning Disabilities (IARLD), autrice di numerosi contributi scientifici nazionali e internazionali, direttrice scientifica di un’importante rete di centri clinici e educativi.
2 Docente dell’Università di Urbino, ambasciatore del coding e coordinatore di Europe Code Week.
3 Jeannette M. Wing è vicepresidente esecutivo per la ricerca e professore di informatica alla Columbia University.
4 Politico statunitense e 44o presidente degli Stati Uniti.
5 A. Bogliolo, Coding in Your Classroom Now!, Giunti scuola 2018.

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